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Consumo responsabile a Torino. Da dove (ri)partire? Serata  ricca di contenuti, con contributi qualificati da parte di esponenti di Bilanci di Giustizia, GAS Torino, Movimento Decrescita Felice e Comitato Acqua Pubblica. Ecco in sintesi quanto emerso:

1) Essenziale formare la cittadinanza alla dimensione sociale del consumo, creando una “coscienza del consumo responsabile”: un acquisto ha conseguenze per l’altro e per la comunità, ed è un modo di intervenire nella logica del bene comune;

2) Scopo delle istituzioni deve essere favorire la diffusione di buone pratiche di consumo responsabile, quanto meno non ostacolandole, senza sostituirsi ai cittadini. Come? a. Creando spazi e opportunità nei luoghi di aggregazione (es. case di quartiere); b. Facilitando la costruzione di filiere e reti (es. Distretti di Economia Solidale); c. Intervenendo direttamente tramite la leva degli acquisti pubblici (es. Acquisti Pubblici Ecologici)

3) Il consumo dei beni essenziali (comuni) deve restare fuori dalle logiche del mercato. Il mercato deve comunque essere regolamentato in tutti quei casi dove sono in gioco interessi pubblici o di altra natura (acqua o altre risorse fondamentali)

4) E’ necessario un controllo maggiore sulla grande distribuzione, superando la logica del solo contrasto che nei fatti è impossibile. Il controllo permette di fare emergere l’effettivo costo e qualità di un prodotto lungo tutta la sua filiera (inclusi i costi sociali), ribaltando il principio del prezzo come unico criterio

5) L’orticoltura urbana, oltre che costituire un’alternativa di produzione e consumo sostenibile, può essere un mezzo di aggregazione e di formazione della comunità, da favorire per adeguare lo stile di vita sociale ad una maggior attenzione ai temi legati alla natura e al suo sfruttamento.



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